mercoledì 25 giugno 2008

All'origine del suo futuro

Il bambino impara ciò che vive.
Se vive nel rimprovero,
diverrà un intransigente.
Se vive nell'ostilità,
diverrà un aggressivo.
Se vive nella derisione,
diverrà un timido.
Se vive nel rifiuto,
diverrà uno sfiduciato.
Se vive nella serenità,
diverrà più equilibrato.
Se vive nell'incoraggiamento,
diverrà più intraprendente.
Se vive nell'apprezzamento,
diverrà più comprensivo.
Se vive nella lealtà,
diverrà più giusto.
Se vive nella chiarezza,
diverrà più fiducioso.
Se vive nella stima,
diverrà più sicuro di sè.
Se vive nell'amicizia,
diverrà veramente amico per il suo mondo

Questo è il testo di una riflessione letta in uno dei reparti dove svolgo servizio come Clown di Corsia, la trovo così vera da esser commovente.

Un abbraccio.

giovedì 19 giugno 2008

Ripenso il tuo sorriso


Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.


Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.


Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma…
(Poesia di E. Montale, A K)

venerdì 21 marzo 2008

Preghiera

Ho trovato questa bella preghiera sullo stipide della chiesa il giorno del Venerdì Santo:


"Se tu, Signore, avessi soltanto parlato,
o soltanto fatto miracoli, avrei solo scoperto la tua grandezza
e insieme la mia piccolezza.
Mi saresti apparso un Dio inaccessibile,
diverso, lontano da me.
Invece ti ho accolto e ti ho amato
perchè hai sofferto
angoscia e sudore di sangue.
Nella tua sofferenza
ti ho visto come uno di noi.
Nel dolore non sei un superuomo,
ma uno come me.
La croce ti ha fatto paura
come fa paura a me.
Il dolore ti ha fatto dire cose
che non avresti mai voluto dire,
come accade anche a me.
Sei della mia razza,
fasciato della mia stessa debolezza
ed hai un cuore che si stanca come il mio.
Sei il Dio del cielo e della terra,
ma sei voluto diventare mio fratello
nel dolore e nello scoraggiamento,
nella paura e nella morte.
Per questo ti sento incollato alla mia pelle
e ti amo come non ho mai amato nessuno.
Sei uno di noi, ma non sei mai separato dal Padre:
per questo hai la forza di alzarti
e di andare incontro alla morte.
Insegna anche a me, Signore, a non rimanere per terra
quando il dolore mi sconquassa.
Insegnami a pagare il prezzo del dolore
perchè possa comprare la vita.
E partecipando al quotidiano travaglio del mondo,
che geme e soffre in attesa del parto,
che possa vivere il mistero della vita
che ogni giorno viene. Amen"

martedì 19 febbraio 2008

MAMMA

C'erano due donne che non si erano mai conosciute una non la ricordi l'altra la chiami mamma. La prima ti ha dato la vita la seconda ti ha insegnato a viverla. La prima ti ha creato il bisogno d'amore la seconda era lì per soddisfarlo. Una ti ha dato la nazionalità l'altra il nome. Una il seme della crescita l'altra uno scopo. Una ti ha creato emozioni l'altra ha calmato le tue paure. Una ha visto il tuo primo sorriso l'altra ha asciugato le tue lacrime. Una ti ha lasciato, era tutto quello che poteva fare. L'altra pregava per un bambino e il Signore l'ha condotta a te. E ora mi chiedi la perenne domanda: eredità o ambiente, da chi sono plasmato? Da nessuno dei due. Solo da due diversi amori. (Madre Teresa di Calcutta)

"Possiamo nascere per errore, possiamo nascere senza amore, possiamo essere abbandonati per paura, possiamo essere lasciati anche per amore, ma sicuramente diventiamo "figli" solo quando una nuova mamma e un nuovo papà ci stringono al loro cuore. La nostra vita è cominciata per caso, la nostra vita si trascina, vive come un fiore che attecchisce anche nel deserto o su una roccia senza che nessuno se ne curi, senza che nessuno si accorga di lui. La nostra vita sboccia solo quando la mano della nostra mamma ci asciuga la lacrima che solca la guancia che nessuno ha mai accarezzato , quando il papà ci racconta una favola che le nostre orecchie non hanno mai ascoltato. Il deserto arido si trasforma in un giardino pieno di fiori, la nostra gioia esplode quando possiamo gridare la parola "Mamma", quando lei ,anche solo con un sorriso od uno sguardo, ci dice " io ci sarò sempre " Nel nostro cuore però ci sarà sempre un piccolo angolo per chi ci ha dato la vita , per chi, forse anche per amore ha rinunciato a noi, per chi, forse, ancora oggi , ha nel suo cuore un piccolo angolo per noi".

"Signore ti ringrazio, perché oggi nascerà mio figlio lontano da me ma già in me e io per lui . Insegnagli la strada di casa illuminandola di sole, perché sia più breve il suo cammino, più dolce l'attesa . Fa che non abbia paura la notte, ne' freddo o fame, che sia morbido il suo cuscino e tènere le mani che la toccheranno parlandole delle mie carezze. Digli che l'amo anche se non conosco ancora il suo nome, i suoi occhi o il suono della sua voce. Signore ti prego, fa che un giorno mio figlio possa perdonare per il buio, il vuoto e l'attesa del mio abbraccio caldo dove poter riposare".
Poesie pubblicate su richiesta della mia amica Gianna!

mercoledì 6 giugno 2007

Il risveglio


"Questa notte mi sono svegliato improvvisamente come emergessi da un sogno. Come se mi fossi svegliato su un altro livello rispetto alla realtà di tutti i giorni. Improvvisamente tutto quello che negli anni della mia vita aveva sospinto ed animato le mie giornate, i miei pensieri e le mie passioni improvvisamente non aveva più senso. Non aveva più senso tutto ciò che mi circondava. Era come se guardassi tutto dall’esterno, da una prospettiva che sapevo esistere, che cercavo ma che non avevo mai raggiunto. La stanza dell’albergo di una città lontana dalla mia dove passo da mesi da solo le mie serate era ancora più piccola ed angusta di quanto mi appariva normalmente di ritorno da una giornata di lavoro. I pensieri su nuove ipotesi e prospettive di lavoro che mi avevano preoccupato negli ultimi giorni erano quasi un impaccio ed un velo di fronte alla nuova visuale. Tutto nella giornata mi è sembrato lontano ed inutile, le riunioni di lavoro per decidere se una terminologia è più adatta o no a descrivere un inutile processo aziendale, l’affaccendarsi ed affollarsi di mille facce nella metropolitana dirette verso chi sa quali mete, la macchina del caffè, il panino a pranzo, una lieve pioggerellina che bagnava l’asfalto, la gente che sbuffava sui rulli della palestra o si guardava allo specchio per vedere se i muscoli crescevano, le modelle che si recavano ai casting, l’email, internet, l’hobby a cui ho dedicato anima e tempo negli ultimi mesi, le persone che ridevano a cena, ……. Tutto improvvisamente vuoto, vuoto e lontano, …. Mi sono chiuso in bagno ed ho pianto ma contemporaneamente gioivo nel riuscire a manifestare un sentimento represso, piangevo e gioivo nel provare tali sensazioni. Nello svuotarsi di tutto ciò, il cuore mi si riempiva della necessità e felicità di poter essere utile ad un fratello o un amico in difficoltà, dalla bellezza del sorriso e del grazie fornitomi da una signora di colore che dorme sotto i portici ed accanto alla quale, molte volte lacrimante, passano davanti indifferenti centinaia di persone tutti i giorni, dalla gioia di svegliarmi sempre accanto a mia moglie e non doverla salutare con un bacio furtivo tutti i lunedì, dalla necessità di stare vicino ai genitori negli ultimi anni della loro vita, dal fare un sorriso ad un cameriere al primo giorno di lavoro, … Sono sicuro che tutto ciò vale molto più di un aumento di stipendio, di un successo da un cliente o dei complimenti del capo. Forse tutto ciò non ha prezzo o forse costa molto meno di tutto il resto. Vorrei avere la forza ed il coraggio di vedere il tutto da questa prospettiva, tutti giorni. Vorrei avere il coraggio di “fuggire dai consigli sensati”, di non interessarmi dei giudizi degli altri mossi dai futili valori imposti dalla nostra società, vorrei prendere un sentiero tortuoso ed impervio in mezzo alla natura respirando i profumi e beandomi dei colori e non l’autostrada veloce sempre uguale ed affollata, vorrei godermi le persone vicine ed i sorrisi degli altri. Vorrei avere il tempo per leggere libri, vedere quadri, pensare al passato e riflettere. Ci sono nel percorso della vita delle svolte molto dolorose che ci possono far cambiare la prospettiva, alle volte arrivano quando è troppo tardi… Spero di avere il coraggio …… " Tratto da un anonimo blogger

Hope - Speranza

"Although there is no uniform definition of hope, I found one that seemed to capture what my patients had taught me. Hope is the elevating feeling we experience when we see—in the mind’s eye—a path to a better future. Hope acknowledges the significant obstacles and deep pitfalls along that path. True hope has no room for delusion. Clear-eyed, hope gives us the courage to confront our circumstances and the capacity to surmount them."

"Anche se non c’è una definizione univoca di speranza, ne ho trovato una che i miei pazienti mi avevano insegnato. La speranza è la innalzante sensazione che proviamo quando vediamo negli occhi della mente un percorso verso un futuro migliore. La speranza riconosce gli ostacoli significativi ed i trabocchetti profondi lungo quel percorso. La speranza non ha stanze per la delusione. Con occhi puliti, la speranza ci dà il coraggio di affrontare le nostre circostanze e la capacità di superarle"
(The Anatomy of Hope, Dr. Jerome Groopman)

giovedì 26 aprile 2007

QUANTO SI STA BENE, QUANDO SI STA BENE




Quanto si sta bene, quando si sta bene.

A volte, lungo il nostro "vivere" troviamo degli eventi che interrompono la nostra routine o semplice aspettativa di vita.
Mai pensare che siano capitate per caso o che semplicemente sarebbe stato meglio fossero capitate ad altri soprattutto se sono stati eventi brutti.
Io ho avuto modo di credere che anche un episodio brutto a me accaduto sia stato per me "benigno", perché mi ha dato modo di ricevere più amore dalle persone a cui voglio bene e maggiore sensibilità davanti alle bellezze che mi circondano.
Da quando sono stata male, ho il grande piacere di sentirmi bene, tanto bene, anche quando il mio vicino si lamenta del suo raffreddore.
Quanto è bello utilizzare tutti i nostri sensi, annusare un profumo, inebriare il proprio essere davanti a qualcosa che ci piace tanto.
Quanto è bello ricordare, è come rivivere due volte, ancora più intensamente (se fosse possibile).
Sono felice di dire che sono felice, e sono felice di dirvi di essere felice di essere stata invitata a scrivere per la prima volta questi pensieri. Grazie per l'invito.

martedì 10 aprile 2007

vedere l' altra realtà..

Ciao a tutti!
é la prima volta che scrivo su questo blog e vorrei condividere con voi una frase che mi ha particolarmente colpito del libro "Uno, nessuno, centomila" di Pirandello:
"e ci deve sembrare per forza che gli altri hanno sbagliato; che una data forma, un dato atto non è questo e non è così. Ma inevitabilmente, poco dopo, se ci spostiamo d'un punto, ci accorgiamo che abbiamo sbagliato anche noi, e che non è questo e non è così;sicchè alla fine siamo costretti a riconoscere che non sarà mai nè questo e nè così in nessun modo stabile e sicuro; ma ora in un modo ora in un altro, che tutti a un certo punto ci parranno sbagliati, o tutti veri, che è lo stesso; perchè una realtà non ci è data e non c'è e non sarà mai una per sempre, una per tutti".
Sembra un pò contorta effettivamente..ma io credo che tutto ciò sia incredibilmente vero..
la "filosofia" di Pirandello (se vogliamo chiamarla così) è basata fondamentalmente su due affermazioni: che non si può mai esser certi di conoscere la verità nel giudicare le azioni umane e che ogni uomo risulta essere estraneo agli altri ma anche a se stesso. Pirandello tuttavia non si limita ad enunciare queste affermazioni, egli le dimostra attraverso le paradossali vicende dei suoi personaggi. Questi si trovano di fronte a fatti di cui ognuno di noi offre la propria spiegazione, dal proprio punto di vista. Tuttavia nè il "buon senso", nè la logica. nè le convenzioni normalmente accettate riescono a dar loro la certezza di poter sapere chi ha ragione e quale sia la "verità vera". Ognuno ha la sua verità, questo è il punto. La verità delle cose è la sola ad essere evidente: un tavolo è un tavolo, un albero è un albero. Ma chi può affermare con sicurezza assoluta che ciò che considera "giusto" o "ingiusto" è veramente "giusto" o "ingiusto"?
L'impossibilità di trovare una verità che sia valida per tutti gli uomini giunge a creare fra noi e l nostro prossimo un muro invalicabile; e questa incertezza si riflette anche sulla nostra coscienza, sul concetto che abbiamo di noi stessi. Un dubbio sottile ci rode l'anima: "chi sono io?" sono quello che MI SENTO o sono come mi vedono GLI ALTRI, i 100 mila altri che mi circondano,ognuno dei quali ha una SUA immagine di me?
Questo è quello che succede tra gli uomini (almeno dal mio punto di vista): siamo talmente convinti che la nostra sia l'unica realtà VERA possibile che "ci deve sembrare per forza che gli altri hanno sbagliato" solo perchè vedono una realtà diversa dalla nostra ma che dal LORO punto di vista è comunque VERA...
Ma tuttavia ciò che conta non è scoprire quale sia la realtà vera, non c'è e non ci sarà mai una valida per tutti...ciò che conta è VEDERE l'altra realtà quella che la NOSTRA realtà vuole nascondere... é questa credo l'unica possibilità per salvare i rapporti tra le persone e la comunicazione, è questo forse il modo per non costruire quel "muro invalicabile tra noi e gli altri" tanto professato da Pirandello...

domenica 18 marzo 2007

"Non possiamo fare niente di grande, solo piccole cose con un grande amore", Madre Teresa

domenica 25 febbraio 2007

"Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che, ormai, è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che , ormai , è passata l'età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtu' del grato ricordo della felicità avuta in passato, e dai giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire...." (estratto da Lettera a Meneceo - Epicuro)